Stamattina mi sono svegliato di buon’ora, ho aperto le tende della camera e magicamente il sole era ritornato. L’aria era pungente, e questo lasciava presagire un bel viaggetto con un’ottima temperatura. E in effetti così è stato. Ma subito dopo pranzo, l’Arkansas appena incontrato ci dava il benvenuto con un sole di quelli seri, che ti entrano nel casco, nel giubbotto e nei guanti.
Un bel benvenuto, e io e Alain, durante una pausa per un caffè, abbiamo realizzato che forse i prossimi giorni, nel bel mezzo del deserto, non saranno semplici. Insomma le temperature saliranno vertiginosamente, e i vari rifornimenti probabilmente non saranno poi così numerosi come adesso.
Ma oggi a pranzo eravamo a Memphis, e come non fermarsi dal Pelvis in persona, a casa sua, dove una città è ancora oggi alle prese con il fare soldi a suo nome? E anche io ho contribuito alla causa, ma senza esagerare, anche perché quanndo devi arrivare a Los Angeles il tempo non è mai abbastanza. Quindi visitina veloce al posto, e siamo ripartiti. Lascerò l’esclusiva di vedere la Cadillac rosa e gli aerei a chi è più interessato…
Stasera, qui a Clarksville, i pochi locali rimasti aperti alle 9 e mezzo trasmettevano musica country senza stop. Come se non esistesse altro tipo. Piano piano tutto cambia mentre scendi verso sud. Questo è il bello del coast to coast, noti il cambiamento la trasformazione. I paesaggi, i visi, gli accenti, le auto, e ovviamente, la musica. Oggi a Memphis era tutto un proliferare di neri che ascoltavano blues. E pensavo proprio oggi agli stessi neri che in Pennsylvania pompavano rap a tutta forza.
Domani credo che arriveremo in Texas, e a conti fatti, dopo Oklahoma City, le città non suonano più così tanto ospitali.
Ma insomma, dal sud si sa, arrivano sempre i personaggi più scomodi.

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