Oggi è arrivato il vero caldo del deserto. Sono sicuro che non sarà quello vero, ma ci siamo vicini. Si segnavano 40 gradi oggi In Oklahoma nel primo pomeriggio, e sarà il deserto, sarà il cado, sarà che la densità di popolazione non è così alta qui, ma in giro di auto se ne vedono sempre meno.
Stasera è stato bello però. Siamo arrivati in Texas al tramonto, e con il tramonto sono arrivati dei paesaggi da cartolina. Dalla interstate 40 vedevo distese di paesaggi brulli a perdita d’occhio, e una stradina che li tagliava parallelamente a quella che stavamo percorrendo. Era la route 66. Dall’alto si vede bene, una straducola stretta, due corsie in doppio senso di marcia e campi tutt’intorno. Molto suggestiva, con il sole di fronte a illuminarla per bene.
Abbiamo provato più volte a percorrerla, ma imboccarla non è stato semplice, perchè le nuove strade la sfiorano senza mai incrociarla. Ma alla fine eccoci qua, in un motel di Shamrock, Texas, proprio sulla route 66.
Credo che il mito della route 66 a noi stranieri sia arrivato solo in parte, qui ho l’impressione sia qualcosa di più sentito. Lo dico perchè nell’unico superstop del paese ci lavora una signora obesa e zoppa che sta seduta su un cartone appoggiato per terra a riordinare le lattine di coca cola. Quando siamo entrati ci ha urlato “sono qua!”, per farsi vedere, e soprattutto per farsi aiutare, visto che la deambulazione non era esattamente il suo forte. Messa in piedi la signora le abbiamo chiesto se la zona poteva ritenersi sicura, anche per due stranieri come noi, e per tutta risposta ho sentito una delle frasi più belle degli ultimi tempi “Hey, this is Route 66″. Come fosse una garanzia, un qualcosa che ci assicurava che una volta lì, potevamo ritenerci adottati dalla strada stessa.
Il motel e il paese però non sembrano tanto rassicuranti. Cioè in realtà si, lo sembrano e credo lo siano, ma mi hanno dato l’impressione di quei posti che nascondo qualcosa. Esattamente come in “Non aprite quella porta” dove anche lo sceriffo è parente della famiglia di assassini.
Sto esagerando, per carità, ma la sensazione è quella. In questo squallido motel ci siamo solo noi e una famigliola di obesi che sta qui chissà da quanto tempo. Io spero siano i padroni della baracca, perchè altrimenti non mi spiego assolutamente cosa ci facciano qui.
Prima ad esempio sono andato a chiedere al capofamiglia, intento a fare qualcosa sul suo portatile fuori dalla stanza, se sapesse l’esistenza di una macchina per lavare il bucato. Senza alzare lo sguardo mi ha salutato, mi ha detto che non ne sapeva niente, e mi ha congedato velocemente. Trovo ancora incredibile che non mi abbia nemmeno guardato in faccia.
Ma tanto qui ci fermiamo per dormire e ripartiamo. Domani la sfida con il caldo sarà dura, ma dobbiamo arrivare ad Albuquerque, per evitare ancora motel come questo.
Texas.



Ora so dove prendono l’ispirazione gli scrittori. E soprattutto perchè hanno l’esigenza di scrivere. E’ quando senti che una scena non potresti mai raccontarla a voce. Perchè perderebbe il suo colore, il suo odore. E invece, nero su bianco è tutto più sacro.
Ti ho comprato un libro dell’unico scrittore che vorrei leggere dopo un viaggio come questo. Uno di quegli scrittori che trasudano America da tutte le parti. Persino da pantaloni color Kaki…
Commento di Anna — giugno 7, 2009 @ 9:14 pm |
Il Re degli scrittori. Brava Anna, mi sei piaciuta con questa scelta.
Ora prepara il film da vedere.
Commento di ilgallo — giugno 8, 2009 @ 6:25 am |